CASTELNUOVO DON BOSCO
Chiesa di Santa Maria di Cornareto

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Alla metà del Trecento le chiese di Santa Maria di Cornalee, di San Michele e di San Tommaso di Pogliano, poste a circa 2 km l’una dall’altra, su una elevata dorsale collinare a nord-ovest di Castelnuovo, risultavano rette da un unico religioso: il prete Guglielmo. Le condizioni per la loro edificazione, avvenuta circa un secolo e mezzo prima, erano già cambiate. I piccoli villaggi di appartenenza erano decaduti e gli abitanti, che non riuscivano a sostenere un chierico per ognuna di esse, probabilmente si erano spostati nel vicino Castelnuovo, foriero di attività per le vicende del castello e del nuovo borgo. Oggi San Tommaso è scomparsa e San Michele è stata completamente ricostruita in forme barocche. L’unica che conserva parte delle strutture del XII secolo è Santa Maria di Cornareto, la cui abside ha le caratteristiche peculiari del romanico: la struttura semicircolare è scandita in tre specchiature da una coppia di piccole lesene squadrate che si impostano su un basamento alquanto rimaneggiato. Ad ognuna delle campiture è abbinata una piccola monofora strombata, architravata mediante un elemento monolitico (un falso archivolto) in cui la curvatura è sottolineata da una sottile, equidistante, scanalatura. Una serie di mensole fittili, forse già appartenenti a delle modifiche della fine del Trecento, coronano la sommità dell’abside movimentando l’antico paramento. La muratura regolare in cui i conci sembrano utilizzare al massimo la disponibilità dimensionale dei blocchi di pietra locale, le altezze diverse dei corsi testimoniano che era tale la difficoltà di lavorazione, di trasporto alla sommità della collina, per cui tutte le misure, tutti i frammenti dovevano trovare una giusta, adeguata collocazione.
I primi documenti in cui Cornareto è citata sono le stime delle rendite della diocesi di Vercelli, nel 1298. All’epoca dipendeva dalla Pieve di Santa Maria di Pino d’Asti, a cui sottostavano molte chiese dei dintorni, fin a partire dal X secolo.
Sul terminare del Cinquecento appare in pessime condizioni di conservazione e risulta essere addirittura priva del tetto, pertanto il delegato del Vescovo di Vercelli, ordina al prevosto di Sant’Andrea di Castelnuovo, che nel frattempo era diventata la chiesa parrocchiale, di provvedere alla ricostruzione della copertura. Nel 1574 la visita pastorale dette origine ad una particolareggiata descrizione dell’edificio e dei suoi arredi tra cui è importante segnalare la presenza di tre finestrelle, quelle dell’abside e di una porta piccola a mezzogiorno. La chiesa all’epoca pare conservare le caratteristiche tipologiche romaniche. Nel Seicento, per la prima volta, è parzialmente ricostruita, con una foggia baroccheggiante e, forse un secolo più tardi, a sud-est viene addossato un alto campanile, come documentano alcune fotografie del 1925, che crollò negli anni ’40. Negli anni ’80 del Novecento, demolita la fatiscente facciata barocca, venne ricostruita, arretrata di una campata, la nuova facciata “neo-romanica”, risarcite le profonde lesioni verticali dell’abside e ripristinata la copertura con struttura lignea e manto di coppi a vista.

Bibliografia

PITTARELLO L. (a cura di), Le chiese romaniche delle campagne astigiane. Un repertorio per la loro conoscenza, conservazione, tutela, Torino – Asti, Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte – Provincia di Asti, 1984 (ed. 1998), pp. 80-83.
CAPPELLINO M., Chiesa di Santa Maria di Cornareto a Castelnuovo Don Bosco, in a cura di, Osservatorio del Paesaggio, “Il paesaggio del romanico astigiano”, CRASTI, 2006, pp. 116-117.