MONTAFIA
Chiesa di San Martino

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San Martino si trova a circa un chilometro a sud-ovest dell’abitato di Montafia, entro le mura del cimitero del paese, a seguito delle vicende storico-territoriali che accomunano molte chiese romaniche del Monferrato. Lo spostamento dell’abitato di Varisella a cui apparteneva, attestato fin dal 1108, presso il borgo fortificato «Castrum Montis Phialis», sito in luogo più elevato rispetto all’insediamento alto medievale, e mantenimento dell’intorno della chiesa quale luogo di sepoltura in quanto terra consacrata.
Scarsi i dati storici. L’esistenza della chiesa è infatti indicata per la prima volta in un registro diocesano nel 1345, dove viene annoverata tra le dipendenze della pieve di San Giorgio di Bagnasco, insieme alla Madonna di Vignole e a San Marziano sempre nel territorio di Montafia. Nella visita pastorale del 1585 monsignor Peruzzi conferma che ormai è cappella campestre, “costruita con antiche arcate, con solaio a volte, ricoperta d’intonaco”, ma già con contiguo cimitero.
Le strutture originarie romaniche sono conservate nell’abside, in parte dell’attacco di questa all’aula e probabilmente in parte della facciata dove l’intonaco a lacerti lascia intravedere un arco bicromo che conclude il portale d’ingresso. All’interno è visibile la copertura a capriate e coppi. Splendida l’abside, costruita con conci di arenaria e filari di mattoni apparecchiati con grande precisione e giunti di malta sottilissimi: sulla base leggermente sporgente eleganti semicolonne lapidee ripartono il paramento in tre campiture coronate da sei archetti ognuna.
Vivissimo il contrasto tra il rosso del mattone e il bianco perlaceo dell’arenaria nel motivo a denti di lupo simile a quello delle absidi di San Secondo di Cortazzone a cui spesso si confronta, riportandone la datazione al XII secolo. Ricche le sculture del coronamento con motivi decorativi a “damier” nella fascia sottogronda e gli archetti pensili che recano all’intradosso i motivi classici dei bestiari medievali: una fiera che tenta di azzannare la propria coda, capri appesi a testa in giù, cervidi accovacciati…
San Martino è ampiamente rappresentativa di quel sistema di comunicazione ai fedeli attraverso simboli e segni espressi nella ricchezza delle sculture e degli affreschi che ornano sia gli esterni, sia gli ambiti interni. Si tratta di simboli che l’uomo moderno ha dimenticato a causa delle enormi trasformazioni avvenute, trasmessi sia da parte religiosa sia attraverso l’interpretazione di quelle maestranze itineranti che lavorarono nel Monferrato alla costruzione di chiese e castelli. Molto elegante l’arco lunato della porticina sul fianco sud, in parte murata.
Gli affreschi interni raffiguranti ambedue il miracolo di San Martino che regala parte del suo mantello al povero ribadiscono la titolatura del santo a cui è dedicata la chiesa; dell’affresco, che si trova a sinistra dell’altare, per la scritta sottostante, si conosce il committente “… Johanes meglinus” cognome locale ancor oggi utilizzato. Nell’abside, oltre alle raffigurazioni del santo, vi sono coloratissime decorazioni geometrico-floreali (metà XV secolo) dipinte sui lacerti d’intonaco conservati. Anche le cornici di pietra degli stipiti della monofora centrale, le semicolonne lapidee e le cornici a “damier” d’imposta del semicatino conservano tracce di coloriture policrome più antiche; notevoli i fasci di foglie, resi in forma geometrica, legati da nastro rosso dipinti sulle semicolonne.
Negli anni Ottanta sono stati eseguiti imponenti lavori di sostruzione dell’abside, che hanno risolto i problemi di scivolamento del fianco della collina su cui poggia la chiesa e nel 2003 sono stati riportati in luce i dipinti in corrispondenza dell’abside.

Bibliografia

PITTARELLO L. (a cura di), Le chiese romaniche delle campagne astigiane. Un repertorio per la loro conoscenza, conservazione, tutela, Torino -Asti, Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte – Provincia di Asti, 1984 (ed. 1998), pp. 110-114.
CAPPELLINO M., Chiesa di San Martino a Montafia, in a cura di, Osservatorio del Paesaggio, “Il paesaggio del romanico astigiano”, CRASTI, 2006, pp. 140-144.