MONTECHIARO D’ASTI
Chiesa di Santa Maria di Pisenzana

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L’antica chiesa plebana Santa Maria Assunta, isolata su una collinetta di mezza costa, a un chilometro dal centro di Montechiaro, risulta già citata in un documento del 905, in cui il Papa Sergio III ne confermava la donazione, comprese tutte le chiese che erano sotto la sua giurisdizione, al capitolo della Cattedrale di Asti.
A cavallo dell’anno Mille l’espansione territoriale della pieve di Pisenzana raggiunse il culmine nell’intorno della valle Versa e della Val Rilate avendo il possesso delle chiese di San Michele, posta nelle immediate vicinanze, Cunico, San Martino di Ponengo, Cinaglio, Casasco, San Giorgio «de Cruce» (Soglio), Cortandone, San Bartolomeo di Rivocrosio (Camerano), Maretto, Viale, Piea, Cortazzone, Malesco (?), Crozarino (Cortanze?) e dei luoghi poi scomparsi Gobione e Albareto. Solo a seguito alla fondazione nel 1200 della villanova di Montechiaro perse molta della sua importanza, l’abitato circostante venne abbandonato per confluire nel nuovo villaggio e, anche se mantenne a lungo la dignità plebana e la sede battesimale, venne presto utilizzata solo più come cimitero. Nel 1662 perse definitivamente i suoi diritti parrocchiali, a favore di Santa Caterina, e fu ridotta a cappella campestre per decisione del vescovo Roero.
L’edificio, giunto a noi dopo più di mille anni, è il frutto di numerose decadenze e ricostruzioni, di cui l’ultima ascrivibile all’inizio dell’Ottocento, in forme decisamente ridotte rispetto alla potente pieve originaria, allorchè venne realizzata la piccola aula utilizzando blocchi di arenaria di recupero dalla chiesa originaria, mattoni, frammenti, mantenendo secondo la visita pastorale (1838) del vescovo monsignor Michele Amatore Lobetti “il coro antichissimo”, vale a dire l’abside semicircolare. All’esterno questa risulta scandita in quattro campiture da sottili lesene, interamente realizzate in cotto, come gli archetti a sesto acuto su mensole figurate che sostengono una elegante fascia decorativa a piccoli rombi, sempre fittili. Le lesene sono completamente disgiunte dagli archetti perdendo qualunque senso architettonico (in origine reggevano i fornici con cui il livello del muro esterno si alzava a sostegno dell’imposta del tetto, dove il catino absidale semisferico avrebbe altresì reso impossibile l’appoggio delle travi lignee), e significando un rispetto formale inconsapevole dell’effettiva funzionalità. Siamo quindi distanti alcuni secoli dalla sua fondazione e dalle chiese del romanico del Monferrato, l’abside venne completamente ricostruita, probabilmente in pieno Quattrocento. Anche all’interno, nel catino absidale, i tratti di sinopia (schema preliminare alla composizione figurativa del dipinto) visibili riportano ad una datazione riferibile al XV secolo.
In facciata il portale “gotico”, affiancato da due finestrelle simili, è attribuibile ai copiosi restauri risalenti al 1954.

Bibliografia

PITTARELLO L. (a cura di), Le chiese romaniche delle campagne astigiane. Un repertorio per la loro conoscenza, conservazione, tutela, Torino -Asti, Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte – Provincia di Asti, 1984 (ed. 1998), pp. 126-128
GALVAN C., Santa Maria di Pisenzana Montechiaro d’Asti, in a cura di, Osservatorio del Paesaggio, “Il paesaggio del romanico astigiano”, CRASTI, 2006, pp. 144-147.
TOSCO C., Le chiese nel paesaggio storico dell’astigiano, in CROCE V., Tra gotico e Neogotico. Le chiese parrocchiali astigiane, CRASTI, 2012, pp. 16-17.