MONTIGLIO MONFERRATO – SCANDELUZZA
Chiesa di Sant’Emiliano

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La presenza di una seconda chiesa romanica nell’ex territorio comunale di Scandeluzza, a brevissima distanza da San Sebastiano e Fabiano, due chilometri circa, ci porta ad immaginare un panorama medievale punteggiato di villaggi con ognuno una chiesetta in mattoni ed arenaria, ma Sant’Emiliano è un’eccezione, si tratta infatti di una fondazione religiosa dell’ordine gerosolimitano.
Nel più antico estimo delle chiese vercellesi, risalente al 1298 è menzionata anche una capella sancti Emiliani ordinis hospitaliorum, mentre i registri di decime del 1348 e del 1358 elencano la domus sancti Emiliani de Villa ordinis hospitalariomm sancti Iohannis Ierosolimitani, una casa ospitaliera dipendente dall’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme. Già da tempo retta da un precettore, come si deduce da un documento del 1302 relativo a un capitolo generale del priorato gerosolimitano di Lombardia, tenutosi ad Asti in quell’anno, a cui intervenne, tra gli altri precettori, il prete fra Guglielmo di Sant’Emiliano (frater presbiter Guillelmus preceptor sancti Miliani). Molto più tardi, nel 1564-1566, la cappella, con tutti i suoi beni fondiari, è ricordata non più come precettoria, bensì come semplice dipendenza della commenda gerosolimitana di San Martino di Buttigliera d’Asti. Durante la prima metà del secolo XVII veniva tuttavia citata come chiesa “campestre”, sotto la nuova titolatura di Madonna dei Campi. La cappella rimase dell’Ordine fino al 1799, quando questo fu soppresso in Piemonte e negli altri stati sabaudi. A quell’epoca Sant’Emiliano possedeva circa 51 giornate di terra nel territorio di Scandeluzza e circa 27 giornate a Villadeati.
La chiesa si trova a nord dell’abitato di Scandeluzza, su una collina parallela a quella dell’antico e scomparso villaggio di Caxia su cui sorge San Sebastiano e Fabiano, al centro di una zona boschiva di proprietà privata.
L’edificio pervenutoci è il frutto di molte trasformazioni: a navata unica, orientato est-ovest, con un piccolo corpo di fabbrica addossato a sud, conserva dei caratteri originari, ma forse è già una seconda costruzione, solo l’abside; l’aula, il portico e la facciata sono stati rifatti nel corso dei secoli, reimpiegando sporadicamente conci lapidei scolpiti romanici recuperati dall’edificio più antico, come emerge dall’analisi della tessitura muraria delle strutture in elevato. Parte dei fianchi e la facciata, articolata in un elegante portico, furono probabilmente ricostruiti nel 1874, ultima data certa di interventi di restauro dell’edificio.

Bibliografia

PITTARELLO L. (a cura di), Le chiese romaniche delle campagne astigiane. Un repertorio per la loro conoscenza, conservazione, tutela, Torino -Asti, Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte – Provincia di Asti, 1984 (ed. 1998), pp. XX, XLI, 175-179.
www.centrocasalis.it
BATTISTONI M., LOMBARDINI S., TORRE A., a cura di, Comune di Montiglio, Schede storiche-territoriali dei comuni del Piemonte, s.d.
GALVAN C.., Chiesa di Sant’Emiliano Scandeluzza, in a cura di, Osservatorio del Paesaggio, “Il paesaggio del romanico astigiano”, CRASTI, 2006, pp. 184-187.