PIOVA’ MASSAIA
Chiesa di San Martino di Castelvero

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All’ingresso meridionale del paese di Piovà, sui resti di un colle progressivamente ridotto e scavato per ottenere una piazza, sono le rovine della chiesa romanica a duplice abside di San Martino di Castrum Vetus ovvero Castelvero, antico borgo inglobato in seguito in Plebata, denominazione originaria di Piovà Massaia. L’ecclesia sancti Martini è citata per la prima volta nel 1345 come parte della pieve di San Giorgio di Meyrate, sita sempre in Piovà, nell’area dell’attuale cimitero, sulla strada che porta a Cocconato. Poche sono le notizie documentate, bisogna infatti arrivare al 1513 allorché San Martino risulta essere sede d’incontro dei consigli comunali di Piovà e Castelvero. Lentamente il sito viene abbandonato e già a partire dalla visita pastorale del 1744 la chiesa romanica era cimiteriale e la nuova chiesa parrocchiale di Castelvero, con la stessa titolatura, risultava in prossimità dell’abitato attuale, raccolto nella zona del castello, sul cui sito è ora la ex casa parrocchiale. A partire dal 1810 la chiesa non veniva più officiata e nel 1835 venne chiuso il cimitero circostante.
I resti che ci sono pervenuti sono costituiti dalle mura perimetrali, conservate per un’altezza massima di circa 3 metri, dalla base delle absidi e di parte della facciata in cui si individua una porzione di un primo edificio romanico a blocchi di arenaria isodomi, con il portale d’ingresso elegantemente archivoltato da duplice ghiera di conci di pietra e mattoni. Questa porzione di paramento è affiancata ad est da una ricostruzione più tarda di muratura mista di frammenti di pietra e mattoni. Anche nelle strutture delle absidi è riconoscibile un paramento antico dove, ai blocchi di pietra, è inframmezzata una muratura a “spina pesce” ricavata dal montaggio decorativo di frammenti di tegole, embrici. Tuttavia le dimensioni diverse dei vari blocchi, i giunti larghi tra di essi, molto diversi dalla porzione di facciata, farebbero pensare ad una ricostruzione collocabile dopo la zona del portale e prima dei muri laterali.
In ogni caso l’edificio, è datato dagli storici al secolo XI, l’uso degli embrici di recupero da un edificio precedente, a cui si aggiunge la particolarità della pianta: ad aula unica con due absidi gemelle, in tutto simili tra di loro, farebbe attribuire l’assetto pervenutoci ad un rimaneggiamento totale del primo edificio. A questo punto fu realmente la committenza a determinare tale composizione? Ma quali potevano essere le motivazioni per una scelta così lontana dai consolidati impianti coevi di chiese ad aula o a tre navate? Potrebbe trattarsi di una doppia titolatura, quindi due altari per due santi titolari, ma di questo ad oggi non ci sono documenti. Oppure vista l’attribuzione alta, intorno al Mille, epoca in cui nelle campagne potevano esserci molti non ancora battezzati, la divisione degli spazi poteva far supporre un utilizzo liturgico differente, in cui esisteva un processo di avvicinamento al culto cristiano e l’integrazione del fedele doveva avvenire per gradi, anche nell’utilizzo dell’edificio religioso. Ad esempio, soprattutto al momento della celebrazione eucaristica, quanti ancora non avevano ricevuto il sacramento del battesimo dovevano lasciare l’edificio sacro e recarsi in un altro adiacente, o nella navata adiacente.

Bibliografia

PITTARELLO L. (a cura di), Le chiese romaniche delle campagne astigiane. Un repertorio per la loro conoscenza, conservazione, tutela, Torino -Asti, Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte – Provincia di Asti, 1984 (ed. 1998), pp. 140-145.
GALVAN C., San Martino di Castelvero Piovà, in a cura di, Osservatorio del Paesaggio, “Il paesaggio del romanico astigiano”, CRASTI, 2006, pp. 168-169.
FERRERO M., Alcune considerazioni sulle chiese biabsidate: Liguria e Piemonte Sud-Occidentale, in “PROGETTO RESTAURO”, a. 9, n° 22, 2002, pp. 26-32.