PORTACOMARO
Chiesa di San Pietro

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La chiesa di San Pietro è costruita sulla collina che dall’abitato di Portacomaro si sviluppa verso ovest, verso le colline di Mongaribatto, in un territorio articolato, costituito da piccole alture coperte da boschi e vigneti
L’edificio si affaccia su un esiguo sagrato, retto da un alto muro di sostruzione, in posizione molto elevata rispetto alla sede stradale, infossatasi nei secoli probabilmente a causa del transito di carri e veicoli e del naturale abbassamento del terreno.
L’impianto è ad aula unica, con abside rettangolare, derivante da una parziale ricostruzione del XV secolo; la porzione anteriore dell’edificio conserva i caratteri dell’impianto originario, romanico, con la distribuzione tripartita della facciata e i fianchi scanditi da piccole lesene che racchiudono coronamenti di archetti pensili realizzati direttamente nell’elemento lapideo. Il portale è sottolineato da grandi conci d’arenaria che costituiscono anche l’arco lunato soprastante l’architrave. Sempre presente nella muratura in elevato, l’alternata distribuzione di mattoni e di blocchi di arenaria, rispondente alle valenze cromatiche comuni agli edifici del tempo.
San Pietro è una delle rare chiese romaniche del Monferrato in cui è presente una cripta a cui si accede da una botola.
L’abside, quadrata, è coperta da una volta a crociera costolonata e conserva un rimarchevole gruppo di affreschi ascrivibile alla fine Quattrocento, datazione puntuale grazie al confronto con l’apparato figurativo presente alla Madonna delle Cave di Montemagno e datato 1491. Negli affreschi citati si nota infatti una persistente ripetitività degli schemi compositivi, che è riproposta anche nell’impaginato delle raffigurazioni di Portacomaro della Crocifissione, di grande effetto emotivo, affiancata a sinistra da San Pietro e Santa Lucia e a destra da San Giovanni Battista.
Sulla parete est dell’abside un dipinto votivo rappresenta il martirio di San Sebastiano datato 1406 e attribuito a “Antonij De pilis”, attraverso la memoria di un’iscrizione attualmente scomparsa. Il De Pilis è una figura nota nell’Astigiano del Quattrocento: risulta attivo in modo documentato a San Sebastiano e Fabiano di Scandeluzza, a Viatosto (Asti) e nella Collegiata di San Secondo sempre ad Asti. A fianco del San Sebastiano è raffigurato Sant’Antonio Abate, patriarca del monachesimo.
La chiesa, risalente all’inizio del XII secolo, venne citata per la prima volta nel registro diocesano del 1345, unitamente alla chiesa di San Martino di Portacomaro oggi scomparsa, che sorgeva su un colle ad ovest di San Pietro. All’epoca era sottoposta al monastero di San Bartolomeo di Azzano, a cui corrispondeva parte dei propri cespiti. Il monastero di Azzano era un’antica fondazione benedettina sita a breve distanza da Asti, a sud del Tanaro, soppressa a seguito dell’editto napoleonico del 1803. Dalla Visita Pastorale del 1619 San Pietro risultava in pessime condizioni e il Vescovo decretò di fare eseguire il restauro a spese del Papa e di celebrare almeno una volta al mese per i defunti. Fu nella stessa visita pastorale che per la chiesa di San Martino si ebbe la sorte peggiore, poiché la comunità non poteva permettersi di pagare due restauri, venne ordinato di abbatterla.
San Pietro, isolata rispetto agli edifici circostanti, fu utilizzata nel XVII e XVIII secolo come chiesa cimiteriale. Nel 1968 risultava inglobata in una proprietà privata, e tale rimase fino al 2000, anno a partire dal quale fu affidata in comodato gratuito (99 anni) al comune di Portacomaro, che da allora ne cura la manutenzione e l’apertura al pubblico.

Bibliografia

PITTARELLO L. (a cura di), Le chiese romaniche delle campagne astigiane. Un repertorio per la loro conoscenza, conservazione, tutela, Torino -Asti, Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte – Provincia di Asti, 1984 (ed. 1998), pp. 146-148.
SCUOLA MEDIA “G. PARINI”, a cura di, La chiesa di San Pietro a Portacomaro, ATL, 1998-99, pp. 8.
CAPPELLINO M., Chiesa di San Pietro Portacomaro, in a cura di, Osservatorio del Paesaggio, “Il paesaggio del romanico astigiano”, CRASTI, 2006, pp. 170-173.