VEZZOLANO
Santa Maria di Vezzolano

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Santa Maria di Vezzolano splendida, piccola abbazia romanica con reminescenze tardo trecentesche, si trova nel territorio collinare del comune di Albugnano, provincia e diocesi di Asti, anche se storicamente era un ente ecclesiastico nullius dioecesis, ossia dipendente immediatamente dal papa. La cosiddetta “abbazia” di Vezzolano, fu in realtà una canonica regolare riformata secondo le regole agostiniane e fa parte di quel gruppo di fondazioni religiose inserite nel movimento di riforma gregoriana della chiesa, che nei secoli XI – XIII si diffusero nell’Italia settentrionale.
Il complesso degli edifici di Vezzolano: la chiesa a due navate, il chiostro, la foresteria, la sala capitolare, e la parte rustica pare quasi adagiato a mezza costa di una collinetta posta, a sud-ovest del concentrico di Albugnano, isolata nel verde della campagna circostante. Dopo varie ed alterne vicende tra cui la disgregazione e l’alienazione della parte rustica e del chiostro nel periodo napoleonico, dal 1927 è di proprietà dello Stato Italiano, è gestita dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici del Piemonte, che garantisce l’apertura al pubblico con orari stagionali.
Le vicende di Vezzolano sono documentate a partire dal 1095 data del documento in cui signori del luogo di Radicata e San Sebastiano, imparentati con i marchesi aleramici e arduinici e con i conti di Biandrate, investirono gli “officiali” della chiesa di Santa Maria di Vezzolano creando l’istituzione canonicale che fu per sette secoli una delle maggiori fondazioni del Piemonte con possedimenti terrieri di poco meno di mille ettari, localizzati in ben quattro diocesi, anche a distanze elevate come nel luogo di Luserna San Giovanni. Una bolla di papa Eugenio III confermò nel 1148 alla canonica di Vezzolano tutti i suoi possessi, tra i quali l’intero patrimonio fondiario di Albugnano e la giurisdizione temporale sul luogo.
La fondazione era retta secondo “beati Augustini regulam” almeno dalla bolla papale del 1176: i monaci obbedivano a pochi ma precisi principi di vita comunitaria che si articolavano in obbedienza, morigeratezza nelle esigenze primarie quali il cibo (e il vino), osservanza del silenzio e povertà.
L’edificio conserva all’interno lo jubè o “pontile, divisione tra laici e religiosi, splendidamente ornato da bassorilievi, disposti secondo due registri sovrapposti, raffiguranti scene della vita della Madonna e nella zona sottostante i Patriarchi ovvero la genealogia di Cristo. Le figure dovrebbero essere 40, ma in realtà risultano 35 essendo stati tagliati a sinistra Abramo, Isacco e Giacobbe e a destra Giacobbe e Giuseppe lo sposo di Maria. Alla base di questi è una scritta oggi pressoché illeggibile: “Nell’anno dell’incarnazione del signore 1189 regnando Federico Imperatore, quest’opera fu completata sotto il preposito Vidone” ovvero sotto il prevosto Guido. Si tratta probabilmente del periodo di riplasmazione dell’intero edificio, che ad opere compiute, diede origine alle forme giunte fino a noi. Notevole è la duplice scultura policroma raffigurante l’Annunciazione realizzata sugli stipiti della monofora dell’abside maggiore, la cui datazione fine XII confermerebbe una ricostruzione dell’edificio a tale data.
Al centro dell’abside della navata maggiore e l’altare di cotto in gotico flamboyant “fiammeggiante”, ascrivibile a circa l’ultimo quarto del XV secolo, in esso è probabilmente raffigurato il re di Francia Carlo VIII, presentato da un eremita, in atto di devozione alla Vergine Maria.
Nel chiostro addossato ed inglobante la terza navata della chiesa sono rimarchevoli le sculture del capitello d’angolo tra il braccio nord e il braccio ovest raffigurante gli episodi della vita di Maria Vergine: la Visitazione, l’Annunciazione, la Natività, il compianto e il talamone posto superiormente al passaggio chiesa-chiostro. Ma di grande interesse sono soprattutto gli affreschi conservatisi nel braccio ovest, lungo il fianco della chiesa: nella III e nella V campata, opera a metà del Trecento il maestro dei Radicati, con un caratteristico tratto privo di ombreggiature e dai contorni accentuati; nella II campata, probabilmente sepolcro della nobile famiglia dei Rivalba, è riconoscibile la pittura, con reminescenze giottesche, del maestro di Montiglio, affreschi databili al 1345 circa.
Sul chiostro si affacciano la sacrestia con le due eleganti bifore, la foresteria e la sala capitolare. A sud il quartiere dei servizi con le cucine e gli altri ambienti di abitazione dei canonici regolari agostiniani.

Bibliografia

PITTARELLO L. (a cura di), Le chiese romaniche delle campagne astigiane. Un repertorio per la loro conoscenza, conservazione, tutela, Torino -Asti, Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici del Piemonte – Provincia di Asti, 1984 (ed. 1998), pp. 276-293.
www.centrocasalis.it
BATTISTONI M., LOMBARDINI S.. a cura di, Comune di Albugnano, Schede storiche-territoriali dei comuni del Piemonte, s.d.
Santa Maria di Vezzolano. Il pontile. Ricerche e restauro, a cura di, SALERNO P., Fondazione CRASTI, 1997, pp. 5-143.
RAGUSA E., SALERNO P., Santa Maria di Vezzolano. Gli affreschi del chiostro. Il restauro, MIBAC, Fondazione CRASTI, 2003, pp. 9-52.